
Ozonoterapia sistemica: cos’è la Grande Autoemoinfusione (GAE), come funziona e per chi è indicata
In sintesi
- La grande autoemoinfusione (GAE) è la forma di ozonoterapia sistemica con la maggiore documentazione clinica alle spalle: in Europa si pratica da oltre cinquant’anni, con centinaia di pubblicazioni scientifiche.
- Non consiste nel respirare ozono né nell’iniettarlo in vena come gas. Il sangue del paziente viene prelevato, trattato all’esterno del corpo con una miscela di ossigeno e ozono e poi reinfuso per via endovenosa. È una procedura ambulatoriale che dura circa mezz’ora.
- È una terapia completamente distinta infiltrazioni locali di ozono, quelle che si usano per il ginocchio o per l’ernia del disco, che hanno meccanismi, indicazioni ed evidenze tutte proprie. Qui parlo soltanto della GAE sistemica.
- Nei nostri centri la utilizziamo soprattutto nei percorsi di medicina della longevità e nella modulazione dell’infiammazione cronica di basso grado; con risultati documentati anche nella stanchezza post-virale da long COVID, nella fibromialgia e nel supporto cardiovascolare.
- Il suo meccanismo non è l’ossigenazione del sangue, come a lungo si è creduto, ma l’attivazione di Nrf2, il sistema antiossidante naturale della cellula.
- Le controindicazioni assolute sono favismo (deficit di G6PD), ipertiroidismo non compensato, gravidanza e infarto miocardico recente.
Perché ho deciso di scrivere questo articolo
Chi mi chiede della GAE, in ambulatorio, arriva quasi sempre con qualche convinzione già formata e parecchie domande. Le convinzioni più ricorrenti sono due: “l’ho letta su internet” e “un amico l’ha fatta e si trova benissimo”. Le domande, invece, sono spesso quelle giuste, anche se confuse da anni di informazione approssimativa.
Con il tempo mi sono accorto che la terapia più difficile da spiegare non è la più complessa, ma quella su cui si è accumulato più rumore. E sulla GAE di rumore se n’è accumulato parecchio: da una parte chi la presenta come una cura buona per qualsiasi disturbo, dall’altra uno scetticismo di ritorno che ignora una letteratura ormai solida e in crescita.
Coordino da diversi anni il team che esegue la GAE nei nostri centri, sempre secondo un protocollo standardizzato. Quello che trovate qui sotto nasce da due sole fonti: i dati pubblicati su riviste con revisione tra pari e ciò che osservo direttamente sui pazienti che seguo.
GAE sistemica e ozonoterapia locale: due trattamenti che vengono spesso confusi
Parlare genericamente di “ozonoterapia” è un po’ come parlare di “chirurgia”: sotto lo stesso nome convivono tecniche molto diverse. Prima ancora di discutere di efficacia, conviene quindi chiarire di cosa stiamo parlando.
L’Ozonoterapia locale: prevede l’infiltrazione del gas direttamente nella sede del problema: per via intra-articolare nell’artrosi del ginocchio, oppure per via peri-radicolare o intradiscale sotto guida TC nell’ernia del disco lombare. La eseguono di norma neuroradiologi interventisti od ortopedici, ha le proprie indicazioni e richiede un setting da sala operatoria o radiologica.
La GAE sistemica, di cui mi occupo qui, è invece un trattamento del sangue del paziente effettuato all’esterno dell’organismo e seguito dalla reinfusione per via endovenosa. Non agisce su una singola articolazione ma sull’intero organismo, attraverso meccanismi molecolari che coinvolgono il sistema antiossidante, quello immunitario e la circolazione.
Nei nostri centri pratichiamo soltanto la GAE sistemica, integrandola nel percorso di medicina della longevità. Le indicazioni che descrivo più avanti riguardano dunque questa tecnica, non le infiltrazioni locali.
Come si svolge una seduta
La procedura è semplice e ripetibile. Il medico preleva tra i 100 e i 200 millilitri di sangue in una sacca dedicata contenente anticoagulante, lo miscela con una concentrazione di ozono calibrata sul singolo caso (di solito tra 20 e 40 microgrammi per millilitro) e lo reinfonde lentamente per via endovenosa. Il tutto si esaurisce in una mezz’ora circa.
Quello che non avviene mai: l’iniezione diretta di gas ozono in vena. È uno dei vincoli assoluti della pratica corretta in Italia, ribadito esplicitamente dalle linee guida SIOOT. Chi opera diversamente non sta eseguendo la GAE secondo protocollo, ma una manovra priva di basi scientifiche e potenzialmente rischiosa.
L’ozono medicale, del resto, non è ozono puro. È una miscela in cui l’ossigeno rappresenta il 95-97% e l’ozono il restante 3-5%, prodotta al momento della seduta da un dispositivo certificato di classe IIa, mai conservata né acquistata già pronta.
Il meccanismo d’azione, oltre il mito dell’ossigenazione
Per molto tempo l’effetto della GAE è stato spiegato parlando di “iperossigenazione del sangue”. Era una risposta comoda a un fenomeno in realtà più articolato, e oggi sappiamo che coglieva soltanto la superficie del problema.
Quando l’ozono incontra il plasma innesca una reazione ossidativa di lieve entità e perfettamente controllata. È proprio questa reazione ad attivare Nrf2, il principale regolatore delle difese antiossidanti della cellula (Front. Physiol. 2024; ESMED2024).
Si può immaginare Nrf2 come una sorta di interruttore che, una volta acceso, induce la cellula ad aumentare la produzione di enzimi antiossidanti molto efficaci: superossido dismutasi, catalasi, glutatione perossidasi, eme ossigenasi-1. Sono le stesse difese che l’organismo fatica a mantenere ai livelli necessari quando si trova sotto stress prolungato.
In medicina della longevità questo principio ha un nome, ormesi: uno stress controllato che spinge l’organismo a rafforzare le proprie difese. È la stessa logica del digiuno intermittente, dell’attività fisica intensa o dell’esposizione al calore, applicata però a livello biochimico e con un dosaggio stabilito dal medico.
Sul piano clinico gli effetti sono misurabili. Diversi studi mostrano che la GAE riduce in modo significativo i principali marcatori dell’infiammazione cronica, come IL-6, TNF-α e PCR, e migliora le proprietà reologiche del sangue, cioè la sua capacità di scorrere e di cedere ossigeno ai tessuti (Mol Cell Biochem 2022; Heliyon 2024).
Le indicazioni con le evidenze più solide
Mi soffermo soltanto sugli ambiti in cui la letteratura relativa alla GAE sistemica è davvero consistente e che il nostro team incontra con maggiore frequenza. Oltre i dati disponibili non mi spingo.
1. Medicina della longevità
È l’ambito che meglio descrive il lavoro quotidiano nei nostri centri. Il paziente che si rivolge a noi per un percorso di longevità di solito non è una persona malata, ma qualcuno che preferisce intervenire prima che i disturbi compaiano. In questo quadro la GAE risponde a un’esigenza precisa: modulare in modo misurabile lo stato infiammatorio cronico e la riserva antiossidante dell’organismo, prima che il declino diventi sintomatico.
Una review pubblicata nel 2025 su Aging Clinical and Experimental Research ha messo in evidenza il ruolo della terapia ossigeno-ozono come adiuvante nei quadri di immunosenescenza e di inflammaging, l’infiammazione cronica di basso grado che accompagna e accelera l’invecchiamento biologico (PubMed 2025). Già i lavori di Bocci, che in Italia ha posto le basi della disciplina, descrivevano la GAE come uno strumento per sostenere la riserva antiossidante endogena nella persona che invecchia.
All’interno di un percorso di longevità la GAE non è mai il fulcro del trattamento, ma uno degli strumenti più precisi per tenere sotto controllo lo stato redox nel tempo, rallentare l’inflammaging e sostenere la funzione mitocondriale. Per questo la inseriamo con regolarità nei programmi rivolti a chi ha un’età biologica più avanzata di quella anagrafica.
2. Long COVID
È la richiesta cresciuta di più negli ultimi tre anni. Parlo di pazienti con stanchezza profonda, difficoltà di concentrazione e scarsa tolleranza allo sforzo che durano mesi, a volte anni, dopo la guarigione dall’infezione, e che spesso sono già passati da più specialisti senza trovare una risposta convincente.
Lo studio di Tirelli e collaboratori (Eur Rev Med Pharmacol Sci 2021), condotto su 100 pazienti con stanchezza post-virale, ha riportato un miglioramento significativo nel 67% dei casi dopo dieci sedute di GAE (Tirelli 2021). Un lavoro più recente, del 2026, ha confermato benefici su stanchezza, ansia, tono dell’umore e qualità del sonno (Front. Medicine 2026).
Anche qui non proponiamo mai la GAE da sola: la inseriamo in un protocollo che comprende la valutazione della funzione mitocondriale, un’integrazione mirata e una revisione complessiva dello stile di vita.
3. Fibromialgia
Uno studio del 2025 ha documentato, dopo cicli di GAE, riduzioni significative del dolore, della stanchezza e dei disturbi del sonno, mantenute fino a sei mesi dal termine del trattamento (J Clin Med 2025).
Per una condizione come la fibromialgia, che risponde poco ai farmaci tradizionali e richiede di norma un approccio su più fronti, sono dati di un certo rilievo.
4. Supporto cardiovascolare e circolo periferico
Nello studio di Giunta e colleghi, 27 pazienti con arteriopatia periferica in stadio II-III secondo La Fontaine, trattati con GAE, hanno mostrato una riduzione significativa della viscosità del sangue e del fibrinogeno (p<0,01), con un miglioramento del dolore alla deambulazione (Heliyon 2024). Esistono inoltre dati favorevoli sull’impiego della GAE come terapia aggiuntiva nello scompenso cardiaco con frazione di eiezione ridotta (Buyuklu e colleghi).
Quanto è sicura
La risposta è sì, a patto che venga eseguita correttamente: da un medico formato, con apparecchiature certificate e protocolli standardizzati. In Italia, peraltro, sono tre condizioni regolate per legge.
La Dichiarazione di Madrid sull’ozonoterapia, giunta nel 2020 alla terza edizione e sottoscritta da venticinque associazioni scientifiche di dodici Paesi, classifica la GAE come procedura a basso rischio. Gli effetti indesiderati, quando si presentano, sono di grado lieve, una sensazione di calore o un malessere passeggero, e si verificano in meno dello 0,7% delle sedute (ISCO3 2020).
Il protocollo che applichiamo a Vyta:
- Screening obbligatorio pre-trattamento (emocromo, G6PD, profilo tiroideo), valido personalmente ogni indicazione prima che il team avvii il ciclo
- Concentrazioni individualizzate: nessun protocollo “uguale per tutti”. La dose viene calibrata su storia clinica, obiettivo terapeutico e risposta nelle prime sedute
- Cicli definiti e rivalutati: 10-15 sedute, 2 a settimana, con follow-up clinico durante il percorso
- Team certificato SIOOT, con formazione continua obbligatoria — non una certificazione presa una volta e dimenticata
Le domande che ricevo più spesso
Posso fare la GAE se prendo anticoagulanti? Sì, con qualche cautela e un monitoraggio adeguato. La GAE non interferisce in modo diretto con la coagulazione, ma nei pazienti in terapia con warfarin o con i nuovi anticoagulanti orali preferiamo concordare tempi e modalità con il cardiologo curante.
Dopo quante sedute si vedono i primi risultati? Nella stanchezza cronica e nell’infiammazione di basso grado il beneficio iniziale compare di solito tra la quarta e la sesta seduta. Un ciclo standard ne prevede dieci-quindici; per un mantenimento orientato alla longevità consigliamo poi cicli di richiamo ogni quattro-sei mesi.
È vero che la WADA l’ha vietata agli sportivi? Sì. Dal 2020 l’Agenzia Mondiale Antidoping include la GAE tra i metodi di manipolazione del sangue vietati agli atleti professionisti in competizione. È un punto che chiarisco sempre con chi pratica sport a livello agonistico.
Quali effetti collaterali può dare? Nella nostra esperienza si limitano a una lieve stanchezza nelle ore successive alla prima seduta e, più raramente, a una sensazione passeggera di vertigine. Quando i protocolli vengono rispettati non abbiamo osservato eventi seri.
Chi non può sottoporsi alla GAE? Le controindicazioni assolute sono: il favismo (deficit G6PD), l’ipertiroidismo non compensato, la gravidanza, un infarto miocardico recente, le emorragie in atto e l’allergia all’ozono. Lo screening preliminare serve proprio a individuare questi casi prima di cominciare.
E per il dolore al ginocchio o per l’ernia del disco? In quelle situazioni si ricorre a tecniche locali di ozonoterapia, come l’infiltrazione intra-articolare o quella peri-radicolare guidata dalla TC, che sono procedure diverse dalla GAE e richiedono operatori e ambienti specifici. Nei nostri centri non le eseguiamo: quando un paziente ne ha bisogno, lo indirizziamo a colleghi neuroradiologi od ortopedici.
Come la inseriamo nel percorso clinico
In medicina della longevità non esistono scorciatoie, e personalmente diffido di chi le promette.
Nel percorso che ho messo a punto insieme al team, la GAE è uno degli strumenti che utilizziamo per riequilibrare lo stress ossidativo cronico, contenere l’infiammazione di basso grado e sostenere la riserva mitocondriale, tre dei processi che la ricerca più recente colloca al centro dell’invecchiamento accelerato.
La proponiamo sempre all’interno di un piano costruito sulla singola persona, che comprende la valutazione metabolica, il profilo nutrizionale, un programma di attività fisica e, quando indicato, le terapie bioidentiche. Mai come intervento isolato, e mai come risposta valida per tutti.
Se la GAE possa avere un ruolo nel singolo caso è una valutazione che ha senso solo dopo aver esaminato la storia clinica, gli esami e gli obiettivi della persona. Un articolo come questo serve a spiegare e a orientare; la decisione, semmai, viene dopo, nel confronto diretto con il medico.
Dr. Umberto Carraro
Medico Chirurgo · Esperto di Medicina della Longevità · Fondatore di VYTA Longevity
Umberto Carraro è medico chirurgo e si occupa di medicina della longevità. Ha fondato VYTA Longevity, una rete di centri dedicati alla medicina preventiva e dell’invecchiamento presenti ad Abano Terme, Milano e Roma, con l’idea di rendere accessibili i protocolli più aggiornati della longevity medicine, fondati su biomarcatori, personalizzazione clinica e terapie con solide basi scientifiche. Segue personalmente la definizione di ogni percorso terapeutico e coordina il team medico dei centri.
Fonti scientifiche citate
- Tirelli U. et al. Fatigue in post-acute sequelae of SARS-CoV-2 (PASC) treated with oxygen-ozone autohemotherapy. Eur Rev Med Pharmacol Sci 2021. Link
- Efficacy of major ozone autohemotherapy in patients with post-COVID syndrome. Front Med 2026. Link
- Short- and medium-term effects of major ozone therapy on fibromyalgia. J Clin Med 2025. Link
- Oxygen-ozone therapy for myocardial ischemic stroke and cardiovascular disease, review. Heliyon 2024. Link
- Oxygen-ozone therapy for reducing pro-inflammatory cytokines. Mol Cell Biochem 2022. Link
- Oxygen-ozone adjunct therapy in aging and senescence-related disorders. Aging Clin Exp Res 2025. Link
- Schwartz A. et al. Ozone Therapy: A Breakthrough in Medical Treatments, meccanismo Nrf2. ESMED 2024. Link
- Madrid Declaration on Ozone Therapy, 3rd edition. ISCO3, 2020. Link
- SIOOT — Società Italiana di Ossigeno-Ozono Terapia. Link
Articolo a scopo informativo. Non sostituisce la consulenza medica individuale.

